MI PRESENTO, SONO DONNA NINA
Aggiornamento: 25 mar 2023
Venite a scoprire dove nasce la mia storia.

Mi chiamo Nina, meglio dire Donna Nina.
Nelle commedie realizzate dalla Proloco rappresento una nobildonna di un’antica famiglia che vive nel castello baronale del paese. Donna Nina è una donna sola, perché vedova e con un figlio birichino da curare, dal carattere forte e sicura di sé, abile, energica e autorevole.
Ha grandi capacità riconosciute nel dirigere la casa e le proprietà di famiglia; si avvale del solo aiuto di un fedele curatolo, un lavoratore con mansioni di sorveglianza. I lavoratori terrieri la temono ed sono accorti e pronti quando a sorpresa si presenta sul posto di lavoro.
Come è nato questo personaggio?
Dal ritrovamento di un antico abito che giaceva in una cassa abbandonata in una antica abitazione mentre, con il gruppo famiglia parrocchiale, lavoravamo le carni del maiale per conto della proloco. Era un abito bellissimo e molto antico, e, considerando la fantasia del Presidente, non poteva essere lasciato lì, inutilizzato. Infatti, dopo aver chiesto il permesso ai legittimi proprietari, a qualcuna delle presenti spettava vestirlo. La taglia dell’abito era piccola e tra le donne presenti ero l’unica, per la mia esile figura, a poterlo indossare e, in men che non si dica, mi ritrovai coinvolta in un impegno che dopo tanti anni, ancora non mi abbandona.
Sensazioni
Non è stato facile accogliere il ruolo di Donna Nina.
Sentirsi protagonista, per una persona timidissima come me, ha significato essere sempre in tensione per rossori e sudorazione improvvisa che mi portavano a desiderare di scomparire piuttosto che rimanere nell’imbarazzo straziante, a non riuscire a prendere sonno durante le notti che precedevano le esibizioni di qualsiasi genere perché mi sentivo incapace di rispondere in modo adeguato alle situazioni sociali che mi si presentavano. Col tempo la situazione migliorò, divenni più sciolta nei movimenti e in certi momenti riuscivo anche a divertirmi. Il problema però non si fermò alla timidezza perché in un secondo momento dovetti affrontare altre circostanze quali i pregiudizi di persone schiave e le chiacchiere di qualche Quaquaraqua.
Cosa mi ha dato la forza di andare avanti?
L’amore per il mio paese, il piacere di poter partecipare in qualche modo al bene di Celenza che amo immensamente. (continua…)






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